Thursday 27 August 2015
IL TIRRENO / Il chirurgo violinista che con la sua musica ha rianimato un paese

Un borgo medievale sperso nella campagna pisana, la passione per la musica, e una liuteria. Tutto il resto è da inventare, come dice Philipp Bonhoeffer, cardiochirurgo pediatrico in pensione e liutaio-musicista per passione, che nel borgo di Montecastelli Pisano (comune di Castelnuovo Val di Cecina) ha realizzato una sala per ascoltare la musica e una liuteria, nonché un'associazione, Il Poggio, che promuove a livello internazionale la cultura musicale e scientifica. Nato a Tubinga in Germania, ha studiato all'Università di Milano perché non riusciva ad entrare nella facoltà di medicina del suo paese dove vigeva già la legge del numero chiuso: «Mi sono affezionato all'Italia – dice Bonhoeffer - e non volevo più andare via».


Dopo la laurea si è specializzato a Pavia e ha lavorato con il padre della cardiochirurgia pediatrica, Lucio Parenzan (il primo a operare i neonati a cuore aperto e ad effettuare trapianti): «Lui – dice Bonhoeffer - mi ha cambiato la vita, ha modificato il mio modo di pensare: era originale, ambizioso, di una forza e un'energia incredibili. Ed era affetto anche da una sana disobbedienza. Per esempio un giorno voleva che partecipassi ad un congresso sulla cardiologia pediatrica ma io avevo un esame all'università su tutt'altro argomento, per farmi desistere mi disse che era inutile studiare cose che mi distoglievano dalla mia strada». Bonhoeffer ha conosciuto la Val di Cecina perché aveva acquistato da uno zio un podere che dista cinque chilometri da Montecastelli. E da lì vedeva in lontananza questo splendido borgo medievale.


Dopo qualche tempo alcuni abitanti, scoperta la sua passione per la musica, gli hanno chiesto di fare un concerto. E i fili della sua vita si sono riallacciati in un secondo: «Era il periodo – racconta Bonhoeffer - in cui avevo deciso di acquistare un pianoforte per il mio podere. Appena comprato, ho ricevuto la telefonata di un amico, grande direttore d'orchestra, che mi ha chiesto se volevo comprare il pianoforte del mio bisnonno, ritrovato da poco. Tra l'altro il modello era lo stesso con cui suonava Brahms. Una cosa incredibile e una tentazione troppo grande: l'ho preso e l'ho fatto restaurare».


Poco dopo però Bonhoeffer si è chiesto che cosa mai ci facesse con due pianoforti e azzardava, con gli amici, di voler trovare una casa solo per il suo secondo pianoforte. Ridendo e scherzando non solo ha trovato, nel cuore del borgo di Montecastelli, la casa al suo secondo pianoforte ma anche uno spazio per la liuteria. E dopo è arrivata la chiesa trecentesca della compagnia della Misericordia. «Mi chiedevano di fare sempre più concerti – racconta Bonhoeffer – ma occorreva un luogo chiuso. Allora siamo arrivati a questa chiesa sconsacrata: in cambio del restauro me la concedevano in comodato d'uso. Solo che per restaurarla ci voleva molta fantasia, i miei amici mi davano del matto ma alla fine mi sono lanciato ed è diventato un luogo bello dove accogliere i miei amici musicisti che vengono qui ad esibirsi gratuitamente».


Del resto Bonhoeffer la musica ce l'ha nel sangue: nella sua famiglia e per intere generazioni tutti avevano suonato qualche strumento. Così lui, che ha iniziato a studiare violino a 6 anni e a 16 si è appassionato allo strumento e alla disciplina. L'altra strada sulla quale avrebbe potuto incamminarsi se non avesse scelto di fare il medico: «Ma è andata così», dice il musicista-cardiochirurgo. E forse è stato meglio visto che in Italia ci sta proprio bene: «Il vostro Paese è meraviglioso, allegro, bello; i tedeschi, culturalmente, hanno il gusto della sofferenza e dei problemi che, nella loro mente, sono talmente complicati da diventare irrisolvibili, invece gli italiani i problemi li hanno davvero e quando capita che riescono a risolverli, sono anche contenti».


Però mentre in Germania la musica e la cultura sono trattate come fiori all'occhiello, in Italia passano sempre sotto la ghigliottina della manovre governative: «Non è solo una mancanza di finanziamenti – dice Bonhoeffer – ma di dove direzionarli. Io dico che bisogna fare meno varietà televisivi (che sono inguardabili) e più musica e cultura». E sicuramente avrebbe da suggerire diversi spunti visto che, ad oggi, a Montecastelli Pisano, un borgo che rischiava l'abbandono, ci sono grazie a lui una sala per concerti, un'attività culturale e scientifica di grande livello e questa piccola grande liuteria che è sempre più un'officina di menti in fermento: «Ho imparato a ristrutturare gli strumenti – dice Bonhoeffer - da uno dei più grandi liutai moderni di cui, poi, sono diventato amico.


Con l'andar del tempo però mi sono distaccato dalla sua impronta e la liuteria che esiste qui non è tradizionale ma sperimentale. Noi stiamo cercando di usare tecniche nuove per giungere sempre più alla perfezione». La filosofia di fondo che parlte da questo borgo della Val di Cecina è quella che ci enuncia Bonhoeffer con voce sicura e determinata: «Io non vendo gli strumenti, li presto ai giovani che hanno bisogno di fare musica in modo corretto perché qui facciamo incontrare i grandi professionisti (sono venuti a suonare qui anche musicisti delle migliori orchestre europee) con i nuovi talenti affinché possano dare loro la spinta che si meritano». E, dunque, da un borgo a rischio estinzione della provincia pisana, spiccare il volo.

Articolo di Barbara Baroni